Dal “De senectute”, l’opera di Marco Tullio Cicerone, mi sento di estrapolare un concetto al tempo stesso “vecchio” e “giovane”: “Cari Lelio e Scipione dobbiamo resistere alla vecchiaia e compensare le sue mancanze con la coscienza, dobbiamo combatterla come una malattia, aver cura della salute, praticare esercizi fisici; bere e mangiare quanto basta per recuperare le forze, non facendoli pesare. Non dobbiamo pensare solo al corpo, ma anche allo spirito e alla mente, perché anche loro muoiono con la vecchiaia…” E quando parliamo di vecchi ingenui, smemorati, indolenti… non lo sono, difetti questi, tipici dell’età avanzata – prosegue – ma solo di una vecchiaia torpida, apatica e dormiente”.
Ecco già indicata secoli fa’ la via “maestra”: allungare non tanto il tempo dell’esistenza ma soprattutto il tempo senza sofferenza e dolore. Quello che oggi interessa non è una longevità in sé e per sé, bensì l’acquisizione di una longevità sana, un “successful aging” (invecchiamento di successo). E’ il concetto di come si debba e sia concretamente possibile combattere contro il tempo, ai fini di conservare il più a lungo possibile la libertà dalla malattia e l’autonomia funzionale. Pertanto la longevità non deve essere vista come un problema per i vecchi, al contrario, è un tema per i giovani di oggi e per quelli di domani. La vera sfida non è tanto arrivare a cent’anni quanto arrivarci in buona forma fisica e mentale.
Riprogrammare la propria età biologica è l’obiettivo vincente di una corretta “Longevity strategy” mirata a minimizzare il fisiologico processo di decadimento fisico e cerebrale. Numerosi studi clinici hanno evidenziato come l’invecchiamento possa infatti essere rallentato, offrendo una migliore qualità di vita a tutti gli individui.
L’attuale cultura e il tipico approccio medico dei nostri giorni è basato sul concetto soprattutto di cura e di diagnosi precoce, dato dalla capacità del medico di identificare, il più precocemente possibile, l’esistenza di un processo-malattia già in atto e nella successiva cura dell’evento patologico. Insomma: cura della malattia e non sulla sua prevenzione. Il medico che interviene quando la malattia è già in corso.
La medicina “curativa” aspetta che una malattia cominci a manifestarsi per mettere in moto interventi di identificazione e di contrasto. Anche il concetto di “check-up”, costruito su esami biochimici e strumentali di base mira a identificare segni dell’esistenza di fattori scatenanti un processo patologico; non a prevenirli, al massimo si tratta di “diagnosi precoce”, che sempre e comunque diagnosi è, non prevenzione primaria.
La medicina della longevità è una Scienza Medica che si occupa non solo di prevenire, ma anche di condizionare e direzionare positivamente il declino che l’essere umano presenta con il trascorrere degli anni. La medicina della longevità, grazie alle incessanti scoperte nel campo della genetica, della farmacologia, delle bio-tecnologie, delle nano-tecnologie e delle info-tecnologie, ha cominciato a penetrare e compenetrare il mondo della medicina “curativa” tradizionale, progredendo nell’andare a integrare il vecchio con il nuovo, la malattia con la salute, riportando la missione medica al suo ruolo originario, cioè quello di farsi carico della salute per prevenire e/o modificare in positivo lo stato di ognuno di noi. Pertanto, la medicina della longevità rilancia un approccio olistico da parte del medico e adotta il termine “wellness”, letteralmente “benessere”, come passaggio obbligato per la conquista e il mantenimento di una longevità in Salute.
Un wellness non entità astratta e meramente estetica, ma traguardo concreto, in linea con la moderna visione del concetto di salute primaria, per il quale non resta che fare riferimento alla definizione dell’Organizzazione Mondiale della Sanita’ (OMS), che recita: “stato di completo benessere fisico, psichico e sociale e non semplice assenza di malattia”.
Lo “star bene” viene a costituire un bisogno fondamentale della persona e della comunità e la medicina della longevità non resta fine a se stessa, ma diventa strumento, atto a determinare il grado di salute in quel preciso momento, e, soprattutto, a mettere in atto degli interventi preventivi per “proteggere” la salute da un potenziale rischio di essere compromessa dallo sviluppo di una malattia. In quest’ottica esiste un percorso verso la salute, uno strumento non il fine, che è la salute.
Occorre guardare dove altri non stanno guardando. Questa la mission che ha portato alla fondazione di I.L.S.A. (International Longevity Science Association – www.longevityscience.eu): approcciare alla longevità non in termini di business ma di scienza. International Longevity Science Association nasce dalla ferma convinzione che anche in Italia esista la possibilità di un favorevole sviluppo di un approccio clinico a tutte le tecniche disponibili per una Longevità in Salute.
Un approccio alla cura della salute (healthcare), che esalta la prevenzione della malattia e l’allungamento della vita, in opposizione all’esaltazione della cura della malattia.
In conclusione, la medicina della longevità è una medicina predittiva in quanto, grazie ai tests genetici, può predire lo sviluppo di un processo patologico, in qualsiasi cellula dell’organismo; è una medicina integraleperchè analizza globalmente ed in tempo reale i fenomeni fisiologici e/o patologici delle nostre cellule; è una medicina preventiva perchè grazie alla conoscenza di ciò che sta o può verificarsi nell’immediato o prossimo o lontano futuro, può consentire di mettere in atto interventi capaci di prevenire, modificare, rallentare, annullare o spostare nel tempo, tali fenomeni biologici; è una medicina rigenerativa in quanto capace di intervenire direttamente sui meccanismi di rigenerazione cellulare; è medicina complementare e integrativa perchè si collega direttamente alla medicina convenzionale, con tempi e modalità di estrinsecazione diverse.
In questo contesto l’attenzione deve sempre essere portata anche sul più ampio concetto di uno stile di vitache includa socialità, ricreazione, convivialità. Questo ad esempio emerge lampante dalla lezione di vita che possiamo ricavare dagli studi sui centenari di Okinawa come della Sardegna o della Sicilia: abbracci, rispetto e empatia in famiglia. Fonti preziose di energia e stimoli in vista di una lunga vita in salute e in serenità.
Concludo ricordando come il grande poeta Giacomo Leopardi scriveva: “chi ha il coraggio di ridere è padrone del mondo”. Metaforicamente parlando, possiamo farlo diventare “se hai il coraggio di ridere e di prenderti in giro, sarai il padrone della tua life-span (aspettativa di vita)”. Da qui l’importanza anche del nostro approccio emozionale verso la vita. Per fortuna non siamo solo neuroni, ma anche emozioni e, in un certo senso, occorre entrare nella sede dei driver della propria vita, senza attendere il gioco occasionale degli eventi o aspettare che la felicità appaia magicamente: ridere e pensare positivamente contribuisce alla produzione di neuro-ormoni, che agiscono da catalizzatori delle emozioni, motore stesso di un vivere longevo, sano e felice, come approfondito nel libro da me scritto per Harper Collins Italia, che raccoglie ampia bibliografia su questi temi.
Il miglior investimento, quello che paga l’interesse maggiore è dato infatti dalla conoscenza, e l’aprire le porte alla conoscenza dei meccanismi biologici ed emozionali che stanno alla radice di una lunga vita è il nostro “asso nella manica” per affinare e impostare strategie di life style psico-fisico, nutrizionali e nutraceutiche per viverla al meglio e in salute.




